www.4Pellicole.it

Pellicole per serigrafia in 24 ore

Riflessioni sul cloud

L'altro giorno un'amica mi ha chiesto aiuto per riconfigurare il RIP Versawork con cui pilota il suo Roland VS-640. Erroneamente aveva eseguito il programma di utilità “Inizializza Applicazione” che aveva riportato allo stato iniziale il RIP cancellando ogni parametro.
Le ho detto
“Non c'è problema avvia TeamViewer che mi collego in remoto e sistemo tutto.”
Il silenzio che seguii mi avrebbe fatto credere una caduta della linea telefonica se non fosse stato per il rumore del telaio automatico in sottofondo.
“Sai che cos'è un programma di tele-assistenza come TeamViewer?”
“No.”
“Non c'è problema ti colleghi al sito e lo scarichi, per questo tipo di attività è gratuito”
Altro silenzio con colonna sonora.
“Qualche problema Antonietta?”
“Non ho internet su questo pc, tengo scollegato il computer per paura dei virus e dei pirati informatici”
“Ok capisco non c'è problema, troviamo un'altra soluzione” poi come il mio omonimo ma Santo fui fulminato sulla via per Damasco e mi ricordai di una cosa che mi aveva raccontato.
“Scusa Antonietta capisco tutta questa paura per la sicurezza ma con il computer in contabilità non usi un programma per la fatturazione on-line?”
“Si certo, ma quello è su
cloud!”
Con questa risposta rimasi di sasso. Che cosa centra il
cloud? Il cloud è solo un nome per riferirsi al fatto di usare una sorta di enorme hard-disk esterno utilizzando internet. Ma questo non è sinonimo di sicurezza. Capisco non mettere il proprio computer in rete per la sicurezza, questo si avvicina ad una frase che ripeteva spesso un mio conoscente professore di informatica della università di Padova “Un computer sicuro è un computer con tutti i cavi scollegati, anche quello della corrente.
Purtroppo anche qui i venditori e pubblicitari hanno vinto, almeno con la mia amica, sono riusciti a convincerla con le 'ciacole' che un
cloud è cosa sicura. In realtà è sicuro tanto quanto l'accesso alla nostra email attraverso il browser o qualsiasi altro servizio via internet gestito con ID e password. Se la password che usi è 12345678 puoi avere il sistema di criptaggio dati migliore al mondo, può essere a 4096Kb ma in pochi tentativi qualsiasi persona che conosce il tuo ID potrà accedervi. E' come avere un mega porta di acciaio spessa mezzo metro con inserti di barre d'acciaio e poi montare una serratura a scrocco o peggio lasciare la porta di servizio aperta.
Non c’è sicurezza assoluta a livello tecnico e nessuno può darla. Chi lo fa probabilmente non sa di che cosa sta parlando. Ricordiamoci dei fatti successi nel 2014 alle foto rubate ai Vip, i potenti sistemi di criptaggio del trasferimento dati di iCloud di Apple non sono serviti. Con questo non dico di non usare il cloud ma di usarlo con ragion veduta, le mie foto del campeggio ci possono stare sul cloud ma non senz'altro le mie fatture o i file dei clienti. Per esempio i file caricati dai clienti tramite 4Pellicole rimangono il tempo necessario ad essere controllati e scaricati sui server interni poi vengono cancellati.
Nel mondo dell'informatica non bisogna lasciare niente al caso altrimenti... click

Buona stampa,
Paolo Borzini

Essicazione degli inchiostri

Quest'anno il caldo si è fatto e si sta facendo sentire.
Oltre a farci sudare e respirare affannosamente il caldo può seccare l'inchiostro a base acquosa sul nostro telaio mentre stiamo stampando le maglie per la festa del paese. Alcuni consigliano di non sospendere la stampa per più di trenta/quaranta secondi ma questa è una perla di saggezza che non sempre è utilizzabile. Ora siamo d'estate, soli nel nostro capannone perché il dipendente o chi ci da una mano è in ferie e noi dobbiamo preparare le fatidiche maglie tra chiamate al telefono, alla porta e chiamate fisiologiche in bagno Happy è difficile mantenere sempre questo ritmo e allora possiamo scegliere tra l'usare il ritardante specifico per il nostro inchiostro a base acqua (sempre senza esagerare e seguendo le dosi indicate) e l'usare uno spruzzatore (anche quello vuoto del pulitore per la casa, basta che sia ben pulito) riempito d'acqua (meglio distillata) e poi spruzzare sull'inchiostro rimasto sul telaio e mescolare con la racla. Oppure usare il vecchio sistema di coprire l'area del disegno sul telaio con un abbondante strato d'inchiostro in maniera che la quantità d'inchiostro aumenti il tempo di essiccazione. Se poi ci fermiamo un'attimo per rinfrescarci sorseggiando una buona birra lo spirito ci guadagna Happy

Buona stampa,
Paolo Borzini

Racla e Shore

Oggi parliamo della racla,
anche la
racla è una delle tante variabili che compongono il mondo della serigrafia, a lei è dato il compito delicato di spingere l'inchiostro attraverso i buchi aperti del telaio. Può avere profili e dimensioni diverse, essere composta da diversi materiali come il poliuretano monostrato, poliuretano a più strati o la gomma naturale, nella stampa manuale la racla è inserita in un portaracla in legno o in alluminio. In teoria per ogni tipo di lavorazione deve esserci la giusta combinazione tra inchiostro, telaio, racla e materiale su cui si va a stampare. In realtà, quando si stampa a mano, si tende ad avere un paio di tipi diversi di Racle in base alla larghezza e numero di fili del telaio e alla lavorazione e basta. In definitiva il profilo, la durezza e la pressione esercitata dalla racla incidono sulla quantità d'inchiostro che va a depositarsi sul materiale, per questo è importante scegliere la racla giusta. Il profilo tondo tende a depositare più inchiostro rispetto a quello quadrato che deposita il corretto spessore d'inchiostro e poi c'è quello a sezione triangolare. La durezza della racla trasmette la forza con cui si preme sul telaio, più è morbida e meno pressione sarà esercitata sul telaio, più dura e maggiore sarà la pressione sul telaio. La durezza della racla si misura in shore, dal valore più basso quindi più morbido al valore più alto quindi più duro. Possiamo raggrupparle in tre tipologie più una:
morbida 60/65
shore
media 70/75
shore
dura 80/85
shore
accoppiata 65/90/65
shore
La
racla morbida si usa con inchiostri all'acqua o con materiali morbidi tra cui gommapiuma, feltro o tessuti sintetici come il pile.
La durezza media è quella più utilizzata e si usa per tutto il resto.
La dura, come si diceva prima, fa uscire meno inchiostro e si usa per lavori con retini e quadricromie a risoluzioni superiori ai 70 lpi con telai a più di 120 fili.
Poi c'è la
racla accoppiata a tre strati con diverse durezze per esempio 65/85/65 shore con le parti esterne morbide (65 shore) e la parte interna è dura (90 shore) così la racla flette meno e garantisce un giusto passaggio d'inchiostro.
Ogni produttore colora la
racla con colori diversi per differenziare la durezza a colpo d'occhio.
Per esempio le racle Premium Grade sono colorate così:
Rosso 65
shore
Verde 75
shore
Marrone 80
shore
Blu 85
shore

Infine bisogna ricordare che le Eracle si conservano con la gomma verso l'alto in maniera da evitare distorsioni e ben pulite, anche alla base del portaracla, per evitare inquinamento del colore tramite vecchi depositi di colore essiccato.

Buona stampa,
Paolo Borzini

La Serigrafia è morta?

Buongiorno a tutti e buon primo giorno dell'anno.
Il periodo di transizione dal vecchio al nuovo anno è una sorta di passaggio obbligato per pensare ai fatti accaduti; tra tanti mi è venuto in mente quando a ottobre al VisCom nel nostro stand, si avvicina un trentenne tirato a lucido nel suo completo scuro che incuriosito mi chiese che cosa facevamo. Ho cominciato a spiegare che siamo Service OnLine per la
serigrafia. Alla parola serigrafia ha cambiato letteralmente espressione, quasi disgustato come se io fossi uno zombie, mi ha ricordato che la serigrafia è morta. Quella volta non ho replicato non ne valeva la pena. Ormai riconosco abbastanza bene i "talebani" dalle idee ristrette e attaccati alle loro convinzioni come cirripedi allo scafo di una nave, spiegare che la serigrafia non è solo un sistema di stampa ma è molto di più sarebbe stato solo fiato sprecato. Proprio qualche giorno fa scrivevo in un precedente articolo, che la serigrafia sembra semplice e sostituibile da più moderni sistemi di stampa. In realtà non è così! La serigrafia è talmente "duttile e malleabile" che (in base alle aspettative del risultato) durerà per molti anni, per la serie però funziona. Tempo fa, un caro amico proprietario di una palestra mi chiese come poteva fare per personalizzare lui stesso le scarpette in cotone che dava ai propri allievi con il logo della palestra senza appoggiarsi a qualche serigrafia. Gli spiegai come funzionava a grandi linee la serigrafia e come poteva fare. Lui che ha un’ottima manualità prese del legno di abete e fece un telaio perfettamente in squadra. A questo punto serviva il tessuto a 55 o 43 fili, non trovando chi gli vendeva un pezzo piccolo di tessuto, trovò un pezzo di tulle che si adattava alle misure del suo telaio. Comprò inchiostro tessile, gelatina e una racla con gomma rotonda a 65 shore. Stese la gelatina e una volta asciutta prese il suo logo che aveva stampato con la laser e sistemò il telaio su una sedia in giardino. Con la complicità del sole, maggior produttore di raggi UV a gratis, impressionò l’emulsione. A questo punto, dopo aver lavato via la gelatina e ottenuto il telaio e cominciò a personalizzare le scarpette con il suo logo. Asciugate una ad una con il phone. Le ho viste, ha fatto un bel lavoro, calcolando come ha prodotto il telaio e tutto il resto. Ovviamente questo sistema è utile per un hobbista con un numero limitato di tirature, ad un colore con un logo non ricco di particolari ma questo serve a far capire come la serigrafia sia fatta di inventiva e manualità e tutta la tecnologia di questo mondo non potrà rimpiazzare una persona che ama mettere le mani in pasta Happy
Anche per questo la
serigrafia sarà dura a morire Happy

Buona stampa,
Paolo Borzini

Inchiostri, oggi parlamo di... Plastisol

Buongiorno a tutti,
oggi parliamo di Plastisol
®.
Questo inchiostro è tra più usati in serigrafia. L’inchiostro Plastisol
® è composto da particelle di PVC in sospensione all’interno di un liquido plastificante. Di norma è molto usato in serigrafia per la stampa di tessuti, sia chiari che scuri. Se il capo è tenuto e lavato con cura, le immagini stampate con questo inchiostro mantengono i colori brillanti per anni. Gli inchiostri Plastisol® non sono solubili in acqua e non si seccano se vengono lasciati sul telaio per lunghi periodi, anche se questo non viene consigliato. Non seccandosi all'aria il Plastisol® va polimerizzato a caldo. La maggior parte marche di Plastisol® devono raggiungere una temperatura di circa 180 gradi per la polimerizzazione completa. Comunque l'intervallo di temperatura è tra i 120° e i 190°, in base anche alla quantità d'inchiostro presente. Al contrario di altri tipi d'inchiostro i Plastisol®, normalmente, non vanno diluiti e sono già pronti all'uso. In casi di diluizione ogni produttore produce un liquido per questo scopo anche se esistono diluenti generici.
Il Plastisol
® è un inchiostro denso e coprente, per stamparlo si possono usare telai da 43 fili fino a telai a 120 fili, ovviamente diluendolo si possono usare telai con un maggior numero di fili. Siccome ha un effetto gommoso quando si devono stampare dei fondini è preferibile usare telai a 77 fili in maniera da depositare meno inchiostro, evitando così di dare un aspetto molto gommoso e spesso al disegno. Siccome questo inchiostro è abbastanza denso, giocando con un basso numero di fili e una veloce polimerizzazione, è possibile ottenere degli effetti a rilievo interessanti.
Grazie alla sua diffusione e alle varie normative ci sono stati diversi miglioramenti per renderlo un inchiostro sempre aggressivo. Esistono versioni senza piombo, con o senza Ftalati, questi ultimi riconoscibili da sigle come FF, FXN, NF o PF. Per chi fosse interessato ecco alcune normative:

Regolamento CE n. 1907/2006
Regolamento CE n. 1935/2004
Regolamento UE n. 10/2011
Direttiva 1999/815 CE
Direttiva 76/769 CE
Direttiva 2009/48 CE
Normativa ISO EN 71/9
Code of Federal Regulations, CFR, cap 21, sez 170-199 (FDA)

Buona stampa,
Paolo Borzini


Pellicole a confronto. Parte prima

Buongiorno a tutti, oggi voglio iniziare a parlare di un argomento che conosco abbastanza bene, le pellicole Happy Come molti sapranno ho lavorato come responsabile tecnico in Autoprint Srl, azienda che prima di tutti ha realizzato il sistema di preparazione delle pellicole tramite stampante InkJet. Era il 1997 quando da un intuizione del Dottor Paccagnella, uno dei due soci, ha cominciato a fare i primi esperimenti su quello che poi è diventato il Sistema Amanda (chi si ricorda dei quattro pulcini colorati? (ovviamente dipinti in digitale Happy )). Sono entrato nel team in quell’anno e all’epoca usavamo una Epson Pro XL. Sono passati quasi quattro lustri e le stampanti si sono evolute da allora ma come in quegli anni esistono altri sistemi per realizzare le pellicole oltre alla presenza di sistemi CtS (Computer to Screen). Le pellicole si possono realizzare con la fotounità, stampante laser, stampante inkjet, stampante termica. Grazie alla duttilità della serigrafia e al genio umano si può usare un plotter da taglio, adattare la pellicola di mascheramento oppure usare altri sistemi più o meno artigianali. Ora cominciamo con la stampante laser, che è la soluzione più economica. Questo tipo di stampante che abbiamo tutti o quasi in ufficio deriva dalla xerografia, che è una tecnica di fotocopiatura inventata dal fisico americano Chester Carlson alla fine degli anni trenta. Il sistema consiste in un raggio laser, deflesso da uno specchio verso un tamburo fotosensibile elettrizzato, questo si scarica nel punto colpito dalla luce. L'elettricità statica attira il toner, che viene trasferito sulla carta. Il foglio passa poi sotto un rullo riscaldato ad elevata temperatura, che scioglie il toner facendolo aderire alla carta. Il rullo riscaldatore può arrivare fino a 170°/200°, qui non solo fonde il toner ma si modifica il supporto di stampa, sopratutto per materiali che sono a base di poliestere come le pellicole, e non si possono ottenere pellicole a registro. Oltre al problema della temperatura c’è quello della salute, la stampante produce ozono e ossidi di azoto, se viene usata per un lungo periodo in uno spazio non aerato questi raggiungono livelli tali da divenire irritanti; oltre al problema delle polveri sottili e alcune stampanti prevedono filtri al carbonio che intercettano il flusso d'aria riducendo questi ossidi. Il nero prodotto va benissimo per la stampa su carta ma per fare pellicole non funziona bene, perché in trasparenza si vedono miriadi di buchi e quindi bisogna usare prodotti che a base di Acetone sciolgono il toner, raggruppandolo, per poi evaporare subito. Questo raggruppamento fa si che il nero sia a livelli accettabili (tra il 3,60 e il 4,20 UV) per la fotoincisione, ma modifica i profili del disegno stesso. In questi ultimi anni, nella ricerca di rendere meno nocivo il toner, alcune aziende hanno sostituito alcuni componenti con altri meno pericolosi con la conseguenza che questi toner non reagiscono più all’Acetone e quindi i buchi rimangono e la pellicola è inutilizzabile. Con il toner giusto, il sistema rimane ottimo se dovete fare un testo grande, ma se il vostro testo è piccolo e usa font con le grazie potrebbero esserci dei problemi in stampa, d’altronde basta fare la stampa del testo due volte e uno solo trattarlo con l’anneritore , poi confrontare su un tavolo luminoso per vedere le differenze. La stampante Laser ha un grande vantaggio su altri sistemi, se questa è dotata di interprete Adobe PostScript come la buona vecchia LaserWriter Happy , non dover comprare un RIP per fare i retini serigrafici.

Di seguito vediamo i Pro e i Contro:

PRO
Stampante economica (A4/A3 sotto ai 300&euroWinking
PostScript incorporato.
Toner costa meno dell’inchiostro in rapporto alle pagine stampate.
Molto veloce.

CONTRO
Non tiene il registro e di conseguenza non si possono fare quadricromie.
Bisogna usare l’anneritore.
Consuma molta corrente.
Può essere nociva per la salute.
Costosa se si vogliono formati più grandi del A3.
Non tutti i toner vanno bene.

Va da se che questo sistema può essere usato ben sapendo i suoi limiti.

Buona Stampa,
Paolo Borzini


Cosa stampo?

Ero tentato di usare come argomento, per il primo articolo di questo blog, il tessuto usato nella preparazione del telaio. A metà del testo mi sono ricordato di una cosa che mi ha insegnato, tanti anni fa, un saggio serigrafo; ovvero che per quante variabili ci siano nel ciclo di preparazione di un telaio tutto è in funzione di cosa dobbiamo stampare. Sembra una banalità, ma non lo è, se si perde di vista l’obbiettivo principale il risultato sarà senz’altro errato. Prendiamo l’inchiostro per esempio, se non conosciamo il materiale dove andremo a stampare non sapremo che inchiostro usare e a sua volta che racla prendere e che tipo di tessuto avrà il nostro telaio e quale emulsione utilizzare e via così. Il processo di realizzazione di un telaio serigrafico ( e la stampa) si può semplificare in: far passare dell’inchiostro attraverso un tessuto tenuto tesato da una cornice che va poi a depositarsi sul materiale che voglio stampare. Semplificazione che nasconde una serie di scelte, andiamo a vedere alcune delle variabili che dobbiamo tenere conto:
Inchiostro:
  • all’acqua, plastisol, rigonfianti, UV, vinilici, termofusibili, ceramici…
Racla:
  • monostrato, accoppiate, a quanti shore (65,75,80,85,90), con che profilo…
Telaio:
  • legno, metallo, dimensione della sezione…
Tessuto:
  • nylon, poliestere, acciaio, metallizzato, bianco o colorato…
Gelatina/emulsione:
  • diazo, diazo fotopolimero…
Pellicola:
  • tipo di pellicola (laser, inkjet, fotounità ) , numero di LPI/LPC, dimensione del punto, angolo, DPI di partenza dell’immagine…
e a tutto questo va aggiunto:
  • la quantità giusta di emulsione da stendere
  • il tempo per far asciugare l’emulsione
  • il tempo di esposizione nel bromografo
  • quali lampade UV usare nel bromografo
  • la pressione dell’acqua per pulire il telaio
  • e così via…

Ogni volta che aggiungiamo un elemento nuovo aumentiamo in maniera esponenziale i problemi che possono insorgere. La cosa migliore è, prima di tutto, sapere dove vado a stampare e poi tutto il resto arriverà a cascata.

Buona stampa,
Paolo Borzini




Nasce il Blog di 4Pellicole

Dopo alcuni messaggi e telefonate di serigrafi alle prime armi che chiedevano chiarimenti sulle pellicole e telai abbiamo deciso di creare questo blog. Mettiamo la nostra esperienza a disposizione dei serigrafi e stampatori in un blog dove spiegare di volta in volta le mille sfaccettature che esistono nel preparare un telaio per la stampa. Informazioni che potranno essere utili a tutti, dal neo-serigrafo allo stampatore più esperto. Vedere un serigrafo che stampa può trarre in inganno, perché con movimenti precisi e sicuri posiziona il telaio serigrafico sulla giostra, mette l’inchiostro e passa la racla ma questi gesti semplici nascondono anni di esperienza e migliaia di ore passate a provare e riprovare per ottenere una stampa perfetta. Le variabili nascoste dietro quei semplici gesti sono decine e decine, dalla preparazione del telaio alla stampa finita, la conoscenza e l’esperienza aiuta a riconoscerle molte se non addirittura tutte; in questo blog cercheremo di affrontarle tutte o quasi Happy Quindi che siate stampatori e serigrafi, esperti o neofiti un caloroso e amichevole benvenuto!

Paolo Borzini